Eiaculazione precoce

L'eiaculazione precoce è una problematica che ha originato dibattiti riguardo ad una sua definizione scientificamente condivisa così come al suo trattamento. D'altronde il concetto di eiaculazione precoce come problema che limita l'espressione della sessualità maschile è relativamente recente e precedenti retaggi culturali consideravano la rapidità nel raggiungimento dell'orgasmo come indice di virilità e potenza sessuale. Un simile cambiamento è strettamente connesso all'affermarsi sociale del ruolo della donna come parte sessualmente attiva e ricettiva, dunque al crescere dell'attenzione verso il piacere e la soddisfazione femminile. 
Successivamente alla sua classificazione come disturbo sessuale la precocità eiaculatoria è stata variamente definita sulla base di diversi parametri come la durata del rapporto, il numero di spinte coitali, il raggiungimento dell'orgasmo della partner, la percezione soggettiva di controllo dell'eiaculazione, la soddisfazione della coppia.
Per quanto ognuno di questi fattori assuma certo la sua importanza nella fenomenologia dell'eiaculazione precoce, riteniamo che la carente percezione di controllo sui tempi da parte dell'uomo e l’influenza sulla soddisfazione della coppia debbano avere un ruolo centrale nel descrivere l'eiaculazione precoce come fenomeno disfunzionale.
Recentemente è stata proposta una definizione diagnostica dell'eiaculazione precoce derivante da dati statistici ed epidemiologici nella quale la variabile temporale è tornata ad essere centrale. Sulla base di tale teoria rientrerebbero nella diagnosi di eiaculazione precoce soltanto i casi in cui la durata dei rapporti sessuali è inferiore a 60 secondi dal momento della penetrazione. In tutti gli altri casi la rapidità sarebbe da ritenere una normale caratteristica fisiologica che varierebbe da uomo a uomo su base genetica.
È evidente come tale definizione risulti distante dalla realtà dei moltissimi uomini e coppie che nello studio del sessuologo esprimono il disagio derivante da situazioni di precocità che rimarrebbero nella teoria escluse da un'attenzione clinica.
Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che l'utilizzo di simili parametri potrebbe essere strumentale a convalidare l'efficacia dei nuovi farmaci per l’eiaculazione precoce nei trial clinici in quanto consentirebbero il raggiungimento di una condizione di “teorica” normalità attraverso un prolungamento farmacologico del rapporto sessuale limitato a quei pochi secondi necessari a superare la durata prestabilita di un minuto.
La realtà è che la salute sessuale e la soddisfazione di coppia non si gioca davvero su una semplice questione di secondi  così come non possono essere avanzati dubbi circa l'associazione tra eiaculazione precoce e fattori psicologici quali l'ansia da prestazione e le caratteristiche delle prime esperienze sessuali della persona.
Elemento ancor più importante è che l'evidenza clinica suggerisce come in ogni momento della propria vita sia possibile sviluppare una efficace competenza nel controllare e modulare i tempi  dell'eiaculazione attraverso un lavoro terapeutico di tipo psicologico sessuologico. Quindi anche se fossero davvero coinvolti fattori genetici nella predisposizione individuale all'eiaculazione precoce, resterebbe in ogni caso la possibilità di modificare tale condizione attraverso un processo di apprendimento che coinvolga le componenti psicologiche, sensoriali e comportamentali del coinvolgimento sessuale.
La possibilità di tale intervento alla radice del problema rende controversa la diffusa scelta de trattamento farmacologico dell'eiaculazione precoce e degli spesso inefficaci tentativi di risoluzione chirurgica. Gli anestetici locali e i nuovi inibitori psicofarmacologici restano infatti delle soluzioni temporanee e palliative che rischiano di ostacolare la possibilità di un apprendimento attivo e risolutivo nella gestione della propria sessualità; considerato anche il possibile impatto degli effetti collaterali sul benessere psico-sessuale dell'uomo e della coppia il loro utilizzo dovrebbe essere circoscritto a quei casi in cui non vi è la concreta possibilità o motivazione del paziente verso un lavoro sessuologico e comunque dopo averlo adeguatamente informato della disponibilità ed efficacia di tale opzione terapeutica. La figura specialistica di riferimento per il trattamento psico-sessuologico dell'eiaculazione precoce è il sessuologo-psicoterapeuta o psicosessuologo.

 

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