La sindrome da alienazione parentale

La Sindrome da Alienazione Parentale (PAS: Parental Alienation Syndrome) è stata descritta e studiata già negli anni ’80 da Gardner e recentemente è entrata nel panorama della psicologia italiana.

Essa si manifesta nell’ambito dei conflitti tra coniugi che si stanno separando ed è caratterizzata dal rifiuto del bambino, alimentato dall’influenza di uno dei due genitori, nei confronti dell’altro. Il genitore che influenza il proprio figlio, aizzandolo contro l’ex-partner viene definito “programmatore“.

Gardner specifica che la Sindrome da Alienazione Parentale insorge essenzialmente nel contesto di controversie per l’affidamento dei figli. La sua principale caratteristica è la denigrazione da parte del bambino verso un genitore, senza alcuna giustificazione. Essa deriva dall’associazione tra ‘indottrinamento da parte di uno dei genitori e il contributo dato dal minore. Si parla, appunto di bambini “programmati” o che subiscono un lavaggio del cervello.

La separazione o il divorzio è una fase difficile da affrontare ed elaborare, è un vero e proprio lutto ed è normale che i genitori siano magari meno disponibili nei confronti dei figli, più distratti, più irritabili e con meno pazienza, tuttavia i comportamenti più pericolosi sono quelli che mirano a separare i bambini dall’altro genitore e tenerli a sè. Essere profondamente indignati verso l’altro e dare libero sfogo a tale indignazione, mostrarsi contrariati, spaventati quando il bambino sta con l’ex partner, mettere in atto vendette, interrogatori, imposizioni, inquisizioni sulle visite, sono tutti elementi che il bambino percepisce chiaramente e che dimostrano che l’altro genitore è visto come pericoloso.

Le tecniche che il genitore alienante, in modo più o meno consapevole, mette in atto per la “programmazione” del bambino sono:

a) negare sempre e continuamente l’esistenza dell’altro genitore

b) manipolare i fatti sempre a proprio vantaggio e a svantaggio dell’altro

c) disapprovare i comportamenti dell’altro, facendoli passare come comportamenti “malati”

d) drammatizzare i fatti e ricordare al bambino di essere il genitore migliore tra i due e l’unico che lo ha cresciuto e si è occupato di lui

e) sottolineare l’inaffidabilità dell’altro genitore e considerarsi l’unico capace di prendersi cura dei bambini

f) minacciare una diminuzione del proprio affetto e amore verso il bambino se questi si avvicina troppo all’altro

g) mettere il bambino nella posizione di riferire e giudicare i comportamenti dell’altro

h) costantemente allineare i pensieri e i giudizi dei figli con i propri

i) riscrivere a proprio vantaggio il passato e la realtà, facendo comparire in una veste compromessa l’ex partner

l) soddisfare le richieste del bambino disapprovate dall’altro

m) mostrare gusti, pensieri completamente opposti a quelli dell’altro

n) creare confusione e sensi di colpa nel momento in cui il bambino deve vedere l’altro genitore

Tutte queste tecniche, ripetute costantemente nel tempo, hanno come conseguenza fondamentale il fatto che il bambino interpreti i fatti e la realtà con gli occhi del genitore alienante e si schieri con lui in tutto e per tutto.

Le motivazioni che possono scatenare un tale comportamento possono essere varie e diverse e includono il desiderio di vendetta verso l’ex partner, l’incapacità di accettare la separazione mantenendo comunque un legame attraverso il continuo conflitto, la volontà di ottenere vantaggi economici, la presenza di altri nuovi partner che influenzano a loro volta le dinamiche familiari.

Per quanto riguarda le caratteristiche di personalità si può dire che il genitore alienante rientra in un profilo di personalità fortemente dipendente e con bassa autostima e grande vulnerabilità. Rispetto invece al genitore “alienato”, si tratta nella maggior parte dei casi di padri, ai quali viene attribuita la responsabilità della separazione.

Le principali caratteristiche del comportamento del bambino che possono essere ricondotte alla PAS e che sono ben distinte dalle normali dinamiche familiari sono le seguenti:

1) il bambino ripete i messaggi di disprezzo e disgusto verso l’altro genitore e lecritiche appaiono inconsistenti, poco specifiche o comunque non supportate da dati reali

2) le cause del disprezzo e del disagio verso l’altro genitore vengono spiegate dal bambino con motivazioni superficiali o prive di senso

3) il bambino si dice convinto di quello che pensa e prova verso l’altro genitore e afferma che tali pensieri e sentimenti non sono stati indotti da nessuno, ma sono “farina del suo sacco”

4) il genitore programmante è descritto come totalmente e solamente positivo, l’altro come totalmente e solamente negativo e l’appoggio in qualsiasi disputa o conflitto è sempre e solamente dato al genitore alienante

5) la formulazione delle critiche contiene informazioni che solo l’altro genitore conosce e può aver dato al bambino

6)il bambino sperimenta rifiuto, paura quando sa che deve incontrare l’altro genitore

7) l’ostilità viene mostrata non solo verso l’altro genitore ma si allarga a tutta la sua famiglia, ai suoi amici, alle nuove relazioni che egli costruisce

Tutto questo ha sicuramente delle ripercussioni e delle importanti conseguenze sul benessere e l’equilibrio presente e futuro del bambino. E’ possibile che, man mano che cresce, si sviluppino particolari difficoltà, patologie, strutture di personalità. Il bambino può essere vittima di un cattivo esame della realtà; soffrire di patologie narcisistiche;  avere grandi difficoltà a fidarsi e a  entrare in relazione e in contatto con gli altri; soffrire di ansia, sviluppare idee ossessive, fobie o paranoie.

Come ogni tipo di disturbo, anche la Sindrome da Alienazione Parentale può avere diversi livelli di gravità che vengono indicati come lieve, medio e grave.

Il trattamento sarà dunque diverso a seconda della gravità e dell’entità del disagio.

In generale si può dire che l’intervento terapeutico deve essere di tipo multifocale e diretto all’intero sistema familiare:

1) al bambino, al fine di ristabilire un corretto esame di realtà, ricostruire il legame e la relazione con il genitore “alienato”, lavorare  sul senso di colpa e sull’incapacità di differenziarsi e separarsi dal genitore alienante e dai suoi giudizi e pensieri

2) al genitore alienante, al fine di far comprendere la differenza che intercorre tra il conflitto coniugale di coppia e il ruolo genitoriale che da tale conflitto non può nè deve essere messo in discussione, al fine di riconoscere i danni che tale comportamento può creare nel presente e nel futuro al proprio bambino, al fine di ricostruire un legame con quest’ultimo caratterizzato dall’equilibrio, dalla protezione dai conflitti, dall’attenzione alle sue esigenze, emozioni, necessità e al fine di evitare che egli sia trattato come uno strumento e un’arma nel conflitto con l’ex partner e non come una persona.

3) al genitore alienato, per aiutarlo a far fronte all’impotenza e alla sofferenza che le conseguenze dell’atteggiamento dell’ex partner determinano, per aiutarlo a trovare nuovi modi di gestire il conflitto e per offrire strategie concrete per ristabilire il legame e il contatto con il bambino.


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