Ergonomia cognitiva

Il T.U. sulla Sicurezza in ambiente di lavoro (Art. 15 D.Lgs 81/08) impone il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione, estendendoli non solo alle caratteristiche delle macchine ma anche alla definizione dei metodi di lavoro, con l’obiettivo di controllare gli effetti sulla salute causati da lavoro monotono e ripetitivo, che si traduce in problemi osteoarticolari ma anche psicologici. Importante quindi la relazione con lo stress lavoro-correlato: i due aspetti si intrecciano strettamente. Tuttavia, una valutazione del rischio ergonomico non può fermarsi a fattori oggettivi e alla prescrizione dell’uso delle macchine, poiché nel rischio ergonomico entrano prepotentemente fattori personologici sin dalla fase di valutazione. La Psicologia del Lavoro studia e propone da decenni modelli dedicati e strategie raffinate per prevenire i danni di una non corretta gestione del fattore ergonomico, prevenendo patologie psico-fisiche, assenza dal lavoro, demotivazione, scarsa produttività, costi aziendali… che inoltre espongono l’organizzazione al crescente rischio di richiesta di risarcimento da parte di lavoratori che sviluppano danni a causa di un ambiente non idoneo. La valutazione/intervento in campo ergonomico si avvale di strategie quali misure di performance, interviste semi-strutturate, focus group e pluralistic walkthrough.


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