Il disturbo ossessivo compulsivo - DOC

Il DSM-IV classifica il disturbo ossessivo-compulsivo tra le patologie dell’Asse I (disturbi clinici) e il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità in Asse II tra i disturbi di personalità del Gruppo C (comprendente anche il disturbo evitante e il disturbo dipendente).

Il rapporto tra DOC e Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità è ancora oggi ampiamente dibattuto tra chi sostiene si tratti di due condizioni patologiche distinte e quelli invece che ipotizzano si tratti di una stessa condizione che si sviluppa lungo un continuum.

Il DSM IV riporta, tra i criteri diagnostici del disturbo ossessivo compulsivo di personalità, tratti e comportamenti quali: perfezionismo, scrupolosità e cura eccessiva per i dettagli, indecisione, tendenza al continuo controllo, coartazione dell’espressione emozionale e senso di inadeguatezza.

Si tratta di caratteristiche che si riscontrano anche nella maggioranza dei soggetti con diagnosi DOC e che pertanto possono portare a valutare i due disturbi su uno stesso continuum. Ciò che li distingue è principalmente la differenza tra sintomi e tratti di carattere duraturi. Il paziente che soffre di disturbo ossessivo compulsivo è tormentato da pensieri ricorrenti dal contenuto spiacevole ed è spinto a mettere in atto azioni e comportamenti rituali. Queste manifestazioni di sintomi sono egodistoniche, nel senso che il paziente le riconosce come problematiche e desidera liberarsene.

Al contrario i tratti che costituiscono la diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo di personalità sono schemi di comportamento duraturi ed egosintonici, ossia raramente causano disagio e possono anche essere considerati come altamente adattativi.

Pancheri (1992) rileva che “la personalità ossessiva non soddisfa la condizione di egodistonicità delle ossessioni e le idee e i pensieri ripetitivi sono vissuti come aspetto costitutivo del proprio essere”.

 

Il disturbo ossessivo- compulsivo di personalità è abbastanza comune soprattutto tra i maschi della cultura occidentale. Ciò è imputabile al fatto che la nostra società attribuisce un valore positivo ad alcune caratteristiche di questo stile di personalità come l’autodisciplina, il controllo emotivo, la perseveranza, l’affidabilità e la buona educazione.

La rigidità dei tratti ossessivo-compulsivi è amplificata dall’immagine di sé che il soggetto ha costruito, di persona coscienziosa, industriosa ed efficiente.

L’ossessivo è “sovrainvestito cognitivamente” e la sua organizzazione personale non sopporta il cambiamento, poiché cambiare, significa andare verso l’ignoto e l’imprevisto.

Il paziente con un disturbo di personalità ossessivo–compulsivo simbolizza le sue sensazioni inquadrandole all’interno di schemi predefiniti, è energizzato, ma in maniera rituale e priva di spontaneità. Entra in contatto con gli altri in modo predeterminato e spesso ciò non gli consente di essere empatico. Difficilmente sperimenta il ritiro, perché la sensazione di dover fare sempre qualcosa glielo rende molto ansiogeno, ma se è depresso, specialmente in terapia, può non essere capace di venirne fuori.

E’ spesso confluente con chi simboleggia l’autorità, introietta solo se percepisce l’ambiente come facente parte di un’autorità legittima, e utilizza la proiezione per rinnegare alcune sue caratteristiche che non può accettare. Teme l’errore, per cui utilizza la retroflessione per procrastinare o annullare l’azione, e usa la deflessione per dare un significato razionale a ogni forma di comunicazione calorosa ed emotiva non prevista.

Perls parla di “introiezione primaria” nell’ossessivo compulsivo: il “devo” permane all’interno senza elaborazione e gli introietti sono espulsi all’esterno con la proiezione. Gli altri giudicano, criticano e quindi si retroflette per evitare il contatto.

Il suo sistema di sostegno interpersonale è formale e poco intimo; quello biologico è teso e poco suscettibile alla diffusione dell’eccitazione; mentre tutto è retto da un sovrainvestimento cognitivo che serve a controllare l’imprevedibile e ad evitare il cambiamento. Per aiutare il paziente ossessivo–compulsivo ad aumentare la sua capacità di affrontare i rischi si può lavorare sulla mobilitazione dell’energia: se si riesce a fargli esperire un’energizzazione maggiormente basata sulla coscienza di sé e degli altri egli potrà liberare una parte dell’energia sopita in direzioni diverse da quelle abituali sperimentando così un contatto più autentico.

 

 

Diagnosi di DOC attraverso il DSM – IV

 

L’ossessività può definirsi entro certi limiti una dimensione adattativa ed il rituale è riconosciuto come elemento fondamentale nella vita di ogni gruppo organizzato. Si pensi ai rituali, o ai riti scaramantici mesi in atto da attori, sportivi, ma anche da molte persone comuni. Quando questi elementi si esasperano, divenendo soltanto una caricatura di ciò che poteva essere apprezzabile e quando causano sofferenza e disadattamento, si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo. In esso la modalità di pensiero domina in modo tirannico la volontà che è completamente asservita alle compulsioni, cioè a quei riti che sono comprensibili soltanto al soggetto e che spesso sono inaccettabili per chi gli è vicino.

La necessità di eseguire una certa operazione diventa prioritaria, in contrasto con le esigenze collettive, e talvolta, contro la volontà dello stesso soggetto. E’ un disturbo che può avere diversi gradi di gravità, ma che comunque causa marcata sofferenza soggettiva in assenza di trattamento.

 

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) si contraddistingue per la presenza di ossessioni e compulsioni clinicamente rilevanti e persistenti. Le ossessioni ed i comportamenti compulsivi generano un alto grado di sofferenza soggettiva, assorbono talora larga parte della giornata del paziente (non meno di un’ora al giorno) e interferiscono con il lavoro e con la vita di relazione (DSM-IV, 1994).


Criteri diagnostici da DSM-IV TR

 

È importante non confondere il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo (DOCP) con il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Quest’ultimo è una patologia completamente diversa e indipendente. Il disturbo ossessivo-compulsivo consiste in sintomi eclatanti legati al bisogno o desiderio di compiere azioni rituali, o ripetitive, in modo quasi automatico (come lavarsi le mani o toccare oggetti). Invece i soggetti affetti da disturbo di personalità ossessivo-compulsivo non hanno, salvo i casi di co-morbilità, nessun problema di questo tipo. Inoltre, il disturbo ossessivo-compulsivo è egodistonico, cioè il paziente si lamenta del problema e vorrebbe liberarsi dei sintomi, mentre il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo è egosintonico: la persona identifica certi suoi bisogni e desideri proprio con il soddisfacimento dei sintomi ossessivi, e li considera parte di sé (tendendo quindi spesso a cercare di cambiare l' "ambiente" piuttosto che sé stessi).

Diagnosi differenziale con:

Disturbo ossessivo-compulsivo

Disturbo evitante di personalità

Disturbo narcisistico di personalità

Attacchi di panico

Agorafobia

Fobia sociale

Ipocondria

Depressione

 

A. Ossessioni o Compulsioni.

Ossessioni come definite da 1), 2), 3), 4):

1)pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo come intrusivi o inappropriati, e che causano ansia o disagio marcati;

 

2) i pensieri, gli impulsi, o le immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale;

 

3) la persona tenta di ignorare o sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni;

 

4) la persona riconosce che i pensieri, gli impulsi, o le immagini ossessivi sono un prodotto della propria mente (e non imposti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero).

 

Compulsioni come definite da 1) e 2):

 

1)comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare), o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione, o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.

 

2)I comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio, o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; comunque questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.

 

B. In qualche momento nel corso del disturbo la persona ha riconosciuto che le ossessioni o le compulsioni sono eccessive o irragionevoli. Nota. Questo non si applica ai bambini.

 

C. Le ossessioni o compulsioni causano disagio marcato, fanno consumare tempo (più di un’ora al giorno), o interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo o scolastico, o con le attività o le relazioni sociali usuali.

 

D. Se è presente un altro disturbo di Asse I, il contenuto delle ossessioni o delle compulsioni non è limitato ad esso.

 

E. il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di un condizione medica generale.

 

Specificare se :

Con scarso Insight; se per la maggior parte del tempo, durante l’episodio attuale, la persona non riconosce che le ossessioni e le compulsioni sono eccessive o irragionevoli.

 

La persona riconosce quindi che le idee, le immagini, gli impulsi che giungono alla sua mente non sono reali, e pertanto esperiti come estranei e senza senso, in altre parole egodistonici, anche se nelle forme più gravi, al confine con schizofrenia o altri disturbi psicotici, ciò non è presente. Le ossessioni non riguardano semplici preoccupazioni sulla vita quotidiana e creano ansia e disagio marcati. Nel tentativo di sopprimere tali pensieri o immagini, il soggetto mette in atto le cosiddette compulsioni, definite come atti ripetitivi, che sente di dover eseguire in risposta a un’ossessione o secondo regole stabilite, da applicare rigidamente. Tali comportamenti hanno lo scopo di neutralizzare o prevenire disagi o situazioni temute, e comunque non sono connesse in modo realistico con ciò che dovrebbero neutralizzare o prevenire. Il soggetto non trae piacere da tali atti, e ciò differenzia il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) da altri disturbi della sfera compulsiva-impulsiva (Disturbi Alimentari, Parafilie, Gioco D’Azzardo Patologico, Dipendenza o Abuso d’Alcol o Sostanze).

 

Janet individua attorno al nucleo del disturbo, dei sintomi Ossessivo Compulsivi sotto soglia quali il senso di incompletezza e di imperfezione psicologica: nell’ossessivo sarebbe alterata quella parte di dimensione temporale che si regola secondo il principio della “durata”, che implica l’idea “dell’inizio” e “della cessazione” di certe attività che portano ad un risultato complessivamente evolutivo.

Le difficoltà dell’inizio sono dovute all’inerzia, all’evitamento delle novità e delle responsabilità, a un difetto di volontà (abulia) che caratterizza i paziente; le difficoltà di cessazione si traducono nel senso di incompletezza e di imperfezione dell’ossessivo, da cui la necessità di procrastinare, ripetere, controllare e spesso non concludere, perdendosi nei dettagli e nelle premesse.

Il paziente è tormentato da un senso costante di “imperfezione psicologica”, che gli impedisce di usare la sua intelligenza, e le sue potenzialità fisiche e motorie per modificare un’azione, per produrre un risultato innovativo con uno sforzo minore.

 

Fra i criteri diagnostici proposti dal DSM-IV si legge che l’ossessione non è una semplice preoccupazione per i problemi della vita reale: è una preoccupazione eccessiva, variabile lungo una scala dimensionale, che può configurarsi come idea dominante o prevalente.

 

Le caratteristiche dell’idea ossessiva sono l’incoercibilità, il carattere di estraneità e non volontarietà (carattere xenopatico), e lo psichismo di difesa ovvero il fatto che il pensiero ossessivo viene criticato e riconosciuto come assurdo (vedi avanti il concetto di resistenza), a parte nelle forme più gravi che sconfinano o si sovrappongono a un disturbo delirante.

 

L’idea prevalente si configura come un’idea o complessi di idee affini nel contenuto, sorrette da un fondo affettivo molto intenso, che predominano su ogni altro pensiero, costituendo una caratteristica temporanea o permanente della personalità del soggetto di cui ispirano la condotta. L’idea prevalente è criticata ma non ritenuta assurda, ed è accettata anche se ritenuta spiacevole. È talora connessa a norme ideali di natura etica, convinzioni politiche o religiose, ipotesi scientifiche.

 

Con riferimento al significato delle compulsioni, il soggetto crede che i suoi pensieri, le sue parole o le sue azioni potrebbero o potranno in qualche modo, causare o prevenire un particolare evento o il suo contrario e seguendo vie che sfuggono alle leggi normali della causalità (DSM-IV). Gli atti compulsivi sono degli atti inizialmente volontari che nel tempo divengono iterativi e/o eccessivi: la volontà può essere variamente compromessa, asservita a una logica patologica; è una volontà “guidata”, forzata nella direzione dell’atto compulsivo (come tale si contrappone alla volontà interamente cosciente e spontanea).

Una corretta modulazione affettiva è necessaria per la realizzazione di una piena volontà: l’ossessivo ha, in varie fasi della sua vita e della sua storia, un’affettività distorta. Il tono affettivo oscilla fra la bassa autostima e il tentativo di imporsi sugli altri.

 

La personalità ossessiva

 

I primi contributi scientifici riguardanti il tema della personalità ossessiva si ritrovano nei manuali psicoanalitici (Abraham, 1921; Freud, 1908; Jones, 1948; Menninger, 1943).

Questi mettono in relazione certi tratti del carattere, in particolare l’ostinatezza, la parsimonia e l’ordine, con la fase anale dello sviluppo psicosessuale.

L’approccio psicoanalitico ritiene che i pazienti con queste caratteristiche di personalità, spinti da un Super-Io rigido e punitivo, usano particolari meccanismi di difesa (quali l’isolamento affettivo, l’intellettualizzazione, la formazione reattiva, lo spostamento) e regrediscono dall’angoscia di castrazione associata con la fase edipica dello sviluppo alla sicurezza della fase anale.

Le ricerche e i contributi più recenti indicano che gli individui con disturbo ossessivo compulsivo di personalità “soffrono di un alto grado di dubbio riguardo a sè stessi”. La loro esperienza infantile è caratterizzata dall’incapacità delle figure genitoriali di valorizzare adeguatamente il bambino e di lasciargli esprimere adeguatamente i propri impulsi (energia). Il trattamento di questi pazienti rivela un forte e inappagato desiderio nostalgico di dipendenza e una riserva di rabbia verso i genitori per non essere stati più disponibili emotivamente. Poiché i pazienti ossessivo-compulsivi trovano sia la rabbia sia la dipendenza consciamente inaccettabili, si difendono da questi sentimenti con difese come la formazione reattiva e l’isolamento dell’affetto.

Le relazioni, soprattutto quelle intime, sono vissute con molta difficoltà. I sentimenti inerenti alle relazioni d’intimità sono minacciosi perché contengono la potenzialità di “far perdere il controllo” e le relazioni interpersonali sono spesso conflittuali perché gli altri non corrispondono alle richieste e agli standard irrealistici di questi pazienti (Gabbard, 1995).

Il bisogno di controllare gli altri nasce dalla preoccupazione che le fonti di nutrimento nell’ambiente possono scomparire da un momento all’altro. In ogni ossessivo-compulsivo c’è un bambino che non si sente amato. Anche l’alto livello di aggressività e gli intensi desideri distruttivi presenti possono contribuire alla paura di perdere gli altri.

Questi bambini crescono con la convinzione di non essersi impegnati a sufficienza e come adulti sentono cronicamente di non fare abbastanza. Il genitore sempre insoddisfatto è interiorizzato come un Super-io esigente che si aspetta sempre di più. Ecco perché vi è una continua ricerca della perfezione, per ricevere finalmente la stima e l’approvazione che ad essi è sempre mancata.

 

Sintomatologia

 

Ossessioni

I sintomi ossessivi possono riguardare temi diversi. Si possono riferire a eventi temuti o azioni già completate, possono esprimere desideri o misure protettive contro certi desideri; possono essere atti o idee semplici, non complicati oppure molto elaborati come avviene nel caso di rituali numerici.

Il significato dei fenomeni OC può essere chiaro ed esplicito, oppure complesso, inaccessibile a una lettura in termini psicogenetici.

Le ossessioni più frequenti sono quelle riguardanti lo sporco e la contaminazione con germi, escrementi, liquido seminale, radiazioni, etc. Altre ossessioni, in ordine decrescente di frequenza, sono quelli a contenuto aggressivo sia auto che etero-diretto (aggressività fisica, verbale, calamità naturali, guerre), le ossessioni dubitative riguardanti le attività quotidiane (serrature, rubinetti del gas, interruttori della luce), le numeriche (calcoli matematici, date), le sessuali (proposte sessuali, impulsi sessuali, fantasie di stupro, omosessualità egodistonica), le religiose (idee di commettere peccati, bestemmie, gesti sacrileghi); le esistenziali (mettere in dubbio l’esistenza e il perché del mondo, della vita, di Dio).

 

Compulsioni

Se i fenomeni ossessivo-compulsivi rimangono a livello ideativo, nessun può venirne a conoscenza a meno che il paziente non decida di confessarli: in genere il paziente evita di riferirli e rimangono a lungo segreti; la situazione è diversa in cui sono presenti atti compulsivi, cioè comportamenti iterativi, finalizzati e intenzionali che il paziente mette in atto secondo certe regole, o in maniera stereotipata.

I rituali più frequenti sono: di pulizia (sono spesso associate a idee di contaminazione), di controllo (controllare più volte di aver chiuso la porta di casa o la bombola del gas); di ordine e di simmetria (gli oggetti disposti necessariamente in modo ben preciso); rituali numerici (contare etc.).

Il significato dei rituali è spesso scaramantico, diretto ad evitare disgrazie o propiziare eventi futuri: talora il tipo stesso di rituale può essere rappresentato da un gesto scaramantico (farsi il segno della croce, indossare indumenti ritenuti fortunati).

 

Le forme cliniche ritenute più comuni sono:

Ossessioni di contaminazione associate ai rituali di pulizia: caratterizzata dalla presenza di idee e di pensieri ricorrenti di contaminazione associati a rituali di pulizia. Ě più frequente nel sesso femminile, tale sottotipo è detto washer. Le fobie ossessive tipicamente riguardano lo sporco, la contaminazione o potenziali veleni e sono presenti anche in assenza dello stimolo fobico esterno.

 

Ossessioni dubitative: I contenuti variano dal non aver eseguito correttamente piccole attività quotidiane (tali soggetti sono definiti checkers), fino a preoccupazione di ordine esistenziale, etico, religioso. Nell’ultimo caso le ossessioni sono spesso isolate e si parla così di ossessivi puri. Quando però il dubbio patologico ha contenuto aggressivo (timore di perdere il controllo, di uccidere, ferire, violentare) si accompagna a rituali di controllo e condotte di evitamento.

 

Ossessioni e rituali numerici, associati a ripetitività, necessità di ordine simmetria: spesso in soggetti giovani, di sesso maschile, con tratti schizotipici di personalità e anamnesi positiva per trauma alla nascita.

 

Disturbo ossessivo da accumulo/accaparramento: è un tipo di ossessione caratterizzata dall’impulso ad accumulare oggetti insignificanti ed inservibili (riviste, giornali vecchi, bottiglie vuote, confezioni di alimenti, pacchetti di sigarette, ecc.), che provoca delle compulsioni di accumulo e raccolta di questi oggetti; ci sono persone che arrivano persino a raccogliere lattine vuote e pacchetti di sigaretta per strada, o dai bidoni della spazzatura, pensando che un giorno possano servire a qualcosa. A volte, lo spazio occupato da tali “collezioni” diventa tale da sacrificare la vita delle persone e dei suoi familiari. Coloro che presentano questo tipo di DOC si sentono spesso orgogliose delle loro bizzarre “collezioni” e sono spaventate all’idea di buttare via qualcosa.

 

Lentezza ossessiva primaria: non tutti sono concordi nel considerarla una forma clinica vera e propria, si tratta di persone che devono necessariamente eseguire qualsiasi compito molto lentamente, per essere certi di farlo perfettamente.

 

 

Superstizione eccessiva: la persona che ne è affetta manifesta pensieri superstiziosi portati all’eccesso. L’esito degli eventi è legato al compimento di certi gesti, alla visione di certi oggetti e/o colori, al suono di determinati rumori. Per annullare un effetto negativo, il soggetto affetto da disturbo ossessivo compulsivo da superstizione eccessiva deve mettere in atto il “giusto rituale”, adattato in base alla situazione che gli ha arrecato lo stato di ansia, e ripeterlo il numero di volte adeguato per evitare qualche disgrazia (ad esempio, fare una preghiera per 3 volte dopo aver visto un’immagine ritenuta negativa).

All’interno del quadro clinico dei DOC è importante introdurre il concetto d’interferenza e quello di Insight. Il fenomeno d’interferenza, dato dalla pervasività dei pensieri e dei comportamenti ossessivo-compulsivi, a danno della capacità di adattamento e funzionamento socio lavorativo, non è comunque sufficiente a stabilire la gravità della sintomatologia. Il pazienti può negare che i rituali interferiscano con le normali attività; il grado di interferenza è quindi espresso dal tipo di adattamento del paziente nei riguardi dei fenomeni ossessivi e compulsivi, piuttosto che dalla reale gravità sintomatologica, oltre che dal grado di consapevolezza.

Il paziente in genere lotta contro l’impulso e il pensiero intrusivo in misura variabile: tale conflitto è indicato col termine resistenza. Essa può essere elevata in ambito lavorativo e minima in quello domestico, può fluttuare da giorno a giorno e durante diversi episodi, fino a scomparire nel corso della malattia quando il disturbo assume andamento cronico e ingravescente.

 

Maggior rilevo nel DSM-IV è stato attribuito alla consapevolezza del disturbo (Insight) che, limitata in alcuni casi, può essere assente in altri. Non soffrono di coscienza di malattia o possono attribuire significato e utilità ai comportamenti compulsivi i bambini ed i soggetti con caratteristiche schizotipiche di personalità tramite modalità primitive di pensiero “magico”.

E’ prevista la variante con scarso Insight quando per la maggior parte del tempo, durante l’episodio in corso, le ossessioni e le compulsioni non sono riconosciute come eccessive o irragionevoli. Può variare anche nel singolo paziente nei vari episodi di malattia o con il passare del tempo, per il sopraggiungere di un progressivo deterioramento in quei soggetti che hanno avuto un andamento continuo del disturbo. La questione assume una sfumatura differente nella cosiddetta personalità ossessiva, dove la rigidità cognitiva, la natura apparentemente adattativa del comportamento e l’approvazione esterna funzionano come rinforzo negativo, che contrasta con il raggiungimento della consapevolezza circa l’interferenza ed il disadattamento sociale conseguenti a questi tratti psicopatologici.

 




Decorso, prognosi e terapia

 

Attraverso i diversi studi e la letteratura di riferimento sono stati proposti due sottotipi di DOC in base al decorso:

 

Decorso episodico: privo di sintomi per almeno un mese per anno, insorgenza tardiva (dopo i 25 anni), prevalente nel sesso femminile, minore presenza di sintomi compulsivi e depressivi che, quando presenti, non sembrano secondari alla sintomatologia OC, funzionamento socio-lavorativo adeguato;

 

Decorso cronico: prevalente nel sesso maschile, insorgenza precoce (prima dei 25 anni), presenta più frequentemente compulsioni e sintomi depressivi concomitanti, marcata invalidità socio-lavorativa.

 

Le complicanze più comuni del disturbo consistono generalmente in demoralizzazione o depressione secondaria vera e propria, e compromissione della sfera lavorativa e sociale.

Il rischio di suicidio sembra essere inferiore rispetto ai disturbi primari dell’umore, così come il rischio di tossicodipendenza, abuso di alcolici o di benzodiazepine è significativamente più basso rispetto ad altri disturbi.

 

Prognosi

In passato la prognosi era sfavorevole in assenza di presidi farmacologici efficaci, che oltretutto rendevano difficile la compliance alle terapie a causa dei pesanti effetti collaterali. L’uso degli SSRI ha contribuito in buona parte a diminuire questo problema, ma in paziente con personalità paranoidei, schizotipici, fobico-ipocondriaci il rifiuto o la scarsa aderenza ai trattamenti (farmacologici e psicoterapici) è molto comune e ha gravi conseguenze a lungo termine. Altri fattori che possono influenzare negativamente l’evoluzione del DOC sono l’insorgenza precoce dei sintomi (nell’adolescenza ma ci sono casi d’insorgenza infantile), decorso ingravescente, trauma in epoca perinatale, la presenza di familiarità.

Nei casi in cui non è possibile seguire alcuna terapia i temi ossessivi si fissano, si ripetono con monotonia e l’esistenza del paziente può limitarsi alla sola attività eseguita in maniera stereotipata.

 

 

Terapia

Gli studi scientifici evidenziano come l’approccio più utile al trattamento del DOC si avvale della combinazione tra psicoterapia e terapia farmacologica (farmaci antidepressivi triciclici, SSRI e antipsicotici nelle forme più gravi). E’ evidente inoltre che l’approccio mono-terapeutico rispetto a quello integrato, può portare il paziente solo a una remissione parziale del sintomo ma non dell’origine e dell’espressione della psicopatologia. Il trattamento psicoterapeutico gestaltico garantisce un elevato indice di remissione completa dai sintomi e un miglioramento della qualità della vita. 

 

Bibiliografia

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Cinematografia

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Qualcosa è cambiato (As Good as It Gets, James L. Brooks, 1997) con Jack Nicholson e Helen

Hunt

Il genio della truffa (Matchstick men, Ridley Scott, 2003)

Machine Man (Kellie Madison, 2011)

Number 23 (Joel Schumacher, 2007)

Vero come la finzione (Marc Forster, 2006)

Dr. House - Medical Division - Episodio Il dolore di ricordare (una donna con una memoria

prodigiosa ha in realtà il DOC)

 

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