Sei pronto per una psicoterapia?

Questo articolo ha come obiettivo quello di rispondere alle seguenti domande:

  • Siamo tutti adatti alla psicoterapia?
  • Come faccio a capire se sono pronto per un percorso di psicoterapia?
  • Esistono persone sulle quali la psicoterapia non ha nessun effetto?
  • Perché la psicoterapia qualche volta non funziona?
  • Cosa interferisce con un percorso psicoterapeutico?

Alla fine dell'articolo, inoltre troverete un breve questionario utile a conoscere la vostra attualemotivazione al cambiamento.

 

CAMBIARE IMPLICA FATICA

Spesso si parte con l’idea che lo psicoterapeuta sia un professionista al quale rivolgersi per fare una “chiaccherata” che basterà, come per magia, a cambiare la propria condizione.

Lo sfogo può aiutare ad allentare la tensione, ma di sicuro non cambia la situazione che si sta vivendo e il modo in cui si sta affrontando. La psicoterapia infatti ha come obiettivo principe quello di creare un “cambiamento” che si mantenga nel tempo e di liberare la persona dalla “prigione” nella quale si trova rinchiusa, favorendo lo sviluppo di alternative al proprio modo di comportarsi, di pensare e di percepire la realtà.

Per fare ciò è necessaria una fatica, che non sempre la persona è disposta a fare. Personalmente, tendo a sottolineare, a chi si mostra disponibile a cominciare una terapia, che questa implicherà uno “sforzo” di tempo, di energie, economico, che la persona in primis deve sentirsi di portare avanti, altrimenti sono io il primo a sconsigliare la cosa.

 

LA PSICOTERAPIA È ADATTA A TUTTI?

E’ la domanda che mi faccio quando mi trovo davanti pazienti che desiderebbero cambiare, ma non hanno le risorse per poterlo fare. A seconda dei casi e del tipo di problema presentato, può succedere che la persona opponga una resistenza al cambiamento più o meno forte.

I motivi per i quali i pazienti non reagiscono bene al trattamento, possono dipende da diversi fattori, quali:

  • la mancanza di motivazione e poca disponibilità a mettersi in gioco, come nei casi in cui si viene costretti da qualcuno (partner, genitori, etc.) a risolvere il proprio problema;
  • le caratteristiche proprie della persona come ad esempio la tendenza al perfezionismo e quindi a non vedere i piccoli risultati raggiunti di volta in volta, la diffidenza e il controlloche ostacolano nel riporre fiducia nel terapeuta;
  • il locus of control, ovvero da chi si ritiene possa essere il responsabile del cambiamento(il terapeuta, l’approccio, la persona stessa, ci mi accade intorno);
  • il livello di gravità della situazione, in quanto la persona può non vedere una via di uscita;
  • la fase evolutiva che si sta attraversando. Un adolescente ad esempio potrebbe adottare unatteggiamento oppositivo, o un anziano potrebbe mostrarsi particolarmente rigido a cambiare i propri schemi e le proprie abitudini;
  • la ricerca del terapeuta in grado di poter risolvere il problema, cosa che sposta la motivazione dalla risoluzione del problema alla ricerca del terapeuta “perfetto”;
  • la mancanza di una buona relazione con il terapeuta.

 

L’IMPORTANZA DELL’APPROCCIO COME FATTORE DI RIUSCITA


Esiste un altro fattore da tenere in considerazione, ovvero il tipo di approccioutilizzato dallo psicoterapeuta. Molti infatti non conoscono le diverse forme di psicoterapia e per questo motivo è importante che il terapeuta, descriva sul proprio sito personale o a voce, quelli che saranno gli obiettivi e il funzionamento del proprio metodo, in modo da permettere una maggiore consapevolezza in chi vorrà intraprendere la terapia. Esistono infatti terapie orientate al passato e alle cause che hanno prodotto un problema (come le psicoterapie psicoanalitiche o psicodinamiche); quelle orientate al presente, come la terapia Gestaltica o la terapia breve strategica; quelle orientate al modo di essere della persona nel mondo, come quelle umanistiche, etc.

In questo senso, in funzione anche di quella che è la visione del mondo della persona, una terapia potrà risultare più adatta di un’altra, evitando sprechi di energie sia da parte del paziente che del terapeuta.

 

DURATA E COSTO DELLE SEDUTE

Una valida ed efficace Psicoterapia ha bisogno necessariamente di un “tempo” in cui il paziente elabora il proprio vissuto personale per analizzare cosa è successo dentro di lui/lei e per trovare la strada di uscita da questa situazione difficile in cui si trova.

La frequenza e la durata complessiva della psicoterapiavengono concordate dallo psicoterapeuta con il paziente (o i pazienti) con lo scopo di aiutare a raggiungere il benessere psicologico nel minor tempo possibile.

 

Da sfatare tra i "falsi miti" della Psicologia il timore di diventare dipendente dal terapeuta per il resto della nostra vita: al contrario, uno degli obiettivi principali della psicoterapia, è favorire il recupero della fiducia nelle risorse personali e nella capacità di utilizzarle per riconquistare la piena autonomia nell'affrontare situazioni stressanti in modo funzionale.

 

Ogni colloquio dura 50 minuti circa e la frequenza varia a seconda del tipo del trattamento.

 

Per una psicoterapia individuale generalmente si consiglia un incontro settimanale con lo psicoterapeuta per poi diradare gradualmente gli incontri di mano in mano che si presenta una remissione dei sintomi. Si passa quindi ad un incontro ogni quindici giorni, poi uno al mese, fino alla completa dimissione.

 

Per una terapia di coppia si consiglia un colloquio ogni quindici giorni con lo psicoterapeuta per poi ridurla gradualmente ad un incontro ogni tre settimane, uno al mese, fino alla dimissione.

 

Riguardo ai costi di una Psicoterapia, l' Ordine Nazionale degli Psicologi ha redatto un Tariffario Ufficiale che stabiliva il limite minimo e massimo entro il quale poteva muoversi il singolo professionista nel determinare il costo di un singolo colloquio di psicoterapia, una consulenza, ecc.; ad oggi, in seguito al Decreto Bersani il Tariffario ha solamente valenza orientativa.

 

Da sfatare un pregiudizio molto diffuso: quello relativo ai costi elevati della psicoterapia, pregiudizio derivante dall'iniziale diffusione della psicoanalisi che prevedeva almeno tre sedute settimanali e si prolungava a volte anche per più di un decennio.